“Skype ha avuto un ruolo fondamentale nel plasmare le comunicazioni moderne e ha supportato innumerevoli momenti significativi. Siamo onorati di aver fatto parte di questo percorso”.
Si conclude con queste parole il post apparso sul blog di Microsoft 365 (e poi anche sul social X), scritto direttamente da Jeff Teper, il presidente della divisione App e Piattaforme di Microsoft, lo scorso 28 febbraio, che annunciava la dismissione della piattaforma di videochiamate VoIP Skype entro il 5 maggio 2025.
Gli utenti che lo vorranno potranno, entro quella data, migrare gratuitamente verso il servizio di Microsoft Teams oppure scaricare la cronologia dei dati e delle chat.
Questa è probabilmente la notizia tech che più ha sorpreso utenti, media e mercato la scorsa settimana.
La chiusura di Skype, il servizio di videochiamate VoIP forse più conosciuto al mondo, lanciato 21 anni e mezzo fa, il 29 agosto 2003, da Niklas Zennström e Janus Friis, segna la fine di un’epoca.
Nato in un’epoca tecnologica assai diversa da quella attuale, Skype, che aveva raggiunto il suo apice intorno al 2013 con circa 300 milioni di utenti attivi, soffriva già da diversi anni la forte concorrenza proveniente da due fronti.
Da una parte, il successo strepitoso di app più user-friendly come WhatsApp e Telegram, che hanno reso la messaggistica più immediata, anche attraverso l’uso dei messaggi vocali; dall’altra, applicazioni più versatili come Zoom e Slack, che hanno saputo capitalizzare meglio la spinta ricevuta dalla pandemia di COVID-19, guadagnando popolarità soprattutto nelle videoconferenze.
Starting in May 2025, Skype will no longer be available. Over the coming days you can sign in to Microsoft Teams Free with your Skype account to stay connected with all your chats and contacts. Thank you for being part of Skype pic.twitter.com/EZ2wJLOQ1a
— Skype (@Skype) February 28, 2025
Sembra lontanissimo quel 2011, quando Microsoft decise di acquistare Skype per 8,5 miliardi di dollari, probabilmente il più grande affare tech dell’epoca, quando la piattaforma contava 150 milioni di utenti mensili e aveva pochissima concorrenza.
Gli ultimi dati del 2023 sono impietosi: il numero di utenti attivi giornalieri di Skype è sceso a circa 36 milioni, mentre Teams, il suo competitor interno, ha raggiunto una base di 320 milioni di utenti.
L’incapacità e forse la mancanza di volontà da parte di Microsoft di aggiornare “realmente” una piattaforma che era in parte obsoleta, unita a problemi tecnici e di usabilità, hanno condannato Skype a un lento ma inesorabile declino. Una lezione per tutto il mondo tech.
In realtà, qualche tentativo c’era stato, come nel marzo 2023, quando fu lanciata l’integrazione con Microsoft Bing e l’intelligenza artificiale GPT-4, che poteva essere interrogata anche all’interno di chat di gruppo come assistente virtuale.
Ma ormai, l’emorragia di utenti verso altre piattaforme più performanti e facili da usare sembra inarrestabile. Da qui la decisione di Microsoft di migrare verso Teams.
Come ha scritto Maria Vincenza D’Egidio in un post su Business24 – La TV del lavoro: “La storia di Skype diventa un monito per i colossi della tecnologia: rimanere stagnanti può portare alla perdita di spazio nel mercato, indipendentemente dalla storia e dal prestigio di un marchio”.
A noi utenti della Generazione X e dei Millennials, però, la dismissione di Skype rattrista un po’, perché ci ricorda, come era già successo per le cabine telefoniche e più recentemente per le cassette postali, che non solo una buona parte del mondo analogico non esiste più, ma anche quello digitale degli albori, piano piano, sta diventando obsoleto e sta scomparendo.