Innovare: modificare introducendo elementi di novità, modernizzare.
Questa la definizione se si cerca l’etimologia della parola che nasconde al suo interno innumerevoli opportunità e possibilità di fare del vecchio qualcosa di nuovo, non necessariamente grazie all’uso della tecnologia.
Per innovazione si intende l’introduzione di nuove modalità di progettazione, di produzione o vendita di beni o servizi; significa fondamentalmente creare un cambiamento positivo nello stato di cose esistente alterando l’ordine delle cose stabilite per far cose nuove, superando il paradigma “abbiamo sempre fatto così” e metterci della novità.
Per innovazione si intende, “modificazione, perlopiù in meglio dello stato delle cose esistenti”, oppure “introduzione di nuovi sistemi, nuovi ordinamenti, nuovi metodi di produzione”.
In ambito aziendale, innovare significa introdurre per la prima volta nel sistema economico nuovi prodotti, servizi, processi, modelli di business o migliorare quelli esistenti. Innovare significa anche introdurre nuove modalità di progettare, pensare produrre o vendere beni o servizi; significa cambiare l’ordine delle cose esistenti per far cose nuove e aggiungere loro valore.
Dietro ogni forma di innovazione, però, è da ricercarsi un grande valore quello del coraggio che si porta dietro una necessità di conoscenza. Innovare, infatti, significa innanzi tutto conoscere. La conoscenza aiuta a rimuovere la paura della situazione incognita e di conseguenza aiuta ad uscire dalla propria zona di confidenza. Abbracciare la cultura al cambiamento è dunque fondamentale, per rimuovere gli ostacoli psicologici, legati alla paura dell’incognito e allo stesso tempo per integrare nella propria quotidianità quel nuovo che aiuta a vedere con occhi diversi il mondo circostante.
Steve Jobs diceva “Innovation distinguishes between a leader and a follower”. Se innovi sarai leader nel tuo settore, nel tuo mercato… se non innovi sei costretto a inseguire, ad essere un follower e non un leader.

Innovare significa avere lo sguardo rivolto al futuro e porta con sé la grande conseguenza dell’uscire dalla propria comfort zone.
Oggi è l’unico modo per anticipare la concorrenza e posizionarsi sui mercati di domani e per fare questo il concetto deve entrare nel nostro modo di pensare, e non va letto solo come sfida ma è soprattutto una necessità, e per questo deve diventare una priorità strategica per le aziende e non solo.
Chiunque può essere un innovatore se e solo se ha delle peculiarità proprie legate alle soft skills che sono fondamentali.
Ciò che ci circonda, anche il mondo del lavoro, è in costante mutamento.
L’innovatore deve:
- Essere visionario, cioè saper individuare in anticipo quelle soluzioni non ancora applicate nel proprio settore;
- Saper essere un buon comunicatore e saper collaborare con altri possibili attori del cambiamento;
- Saper utilizzare la tecnologia come strumento utile per poter mettere in atto tale cambiamento.
- Essere promotore nello sviluppare idee all’interno dell’azienda o propria realtà lavorativa;
- Farsi promotore di innovazione dall’esterno.
Ma soprattutto deve avere le “spalle larghe” perché chiunque vorrà innovare, la parola innovazione verrà ripetuta in ogni dove ma a crederci saranno veramente in pochi perché come in tutte le novità c’è bisogno di conferme e risultati. La strada non è in discesa anzi è impervia e con molti ostacoli ma nulla è impossibile ad un innovatore.
Spesso si incontrerà una mancanza di supporto e impegno da parte della leadership, sebbene innovare dovrebbe essere un pilastro e obiettivo strategico, coinvolgere i leader aziendali nella definizione degli obiettivi e delle strategie di innovazione attraverso workshop e sessioni di formazione per far comprendere loro l’importanza dell’innovazione può diventare una strada che può portare frutti a lungo termine ispirando i propri team a percorrere la via.
La paura del fallimento e l’avversione al rischio è quanto di più limitante ci possa essere perché limita e allo stesso tempo impedisce lo sviluppo e la sperimentazione di nuove idee, ma è questione di cultura che dovrebbe essere volta all’apprendere sbagliando incoraggiando ad assumersi rischi che potrebbero portare a soluzioni vincenti.
Scopri il nuovo numero: “Pet economy?”
Quello della Pet economy è un giro di affari che supera quello relativo ai bambini: in Italia il numero degli animali da compagnia è in aumento; l’inverno demografico da anni copre la nostra penisola.
La collaborazione, la flessibilità e l’inter-collaborazione propria della modalità agile aiuterebbe a superare le tradizionali strutture organizzative a silos che nella loro rigidità non danno spazio al pensiero laterale che potrebbe favorire l’interscambio continuo la facilità nel generare idee e nell’abbattere la resistenza al cambiamento alla base di qualsiasi.
La resistenza al cambiamento è un altro ostacolo all’innovazione, poiché le persone tendono a preferire la sicurezza e la prevedibilità della comfort zone che si sono create.
Non da ultimo le risorse insufficienti e la mancanza di budget adeguati può rendere difficile l’adozione di nuove tecnologie o la sperimentazione di nuove idee.
Attenzione però a non cadere nella trappola del rinnovare.
Innovare e rinnovare hanno significati, difatti, molto differenti. Innovare significa creare qualcosa di rivoluzionario partendo dal nulla o da un qualcosa esistente. Un’innovazione ha infatti un forte impatto nell’ambito sociale, commerciale e scientifico nel quale viene applicata. Rinnovare significa rendere nuovo qualcosa che ha perso quel quid nel tempo, modificandolo, aggiornandolo o ristrutturandolo.
Solitamente vi è la tendenza a non occuparsi del miglioramento fino a che non insorge un problema quando poi si cerca di risolvere … Nulla di più lontano dall’innovare che presuppone invece voglia di rompere gli schemi e ridisegnare lo status quo.